Filosofia della religione

I semestre
Giovedì, 9.00-10.35, Aula II, Secondo filosofia

Raccogliendo un invito formulato da più parti, secondo il quale è preferibile evitare di circoscrivere l’ambito di indagine della filosofia della religione attraverso una definizione preliminare, si può forse optare per una brevissima delucidazione della nozione di “filosofia della religione” che ne chiarisca almeno alcuni aspetti salienti.
Molti studiosi hanno cercato di determinare in via negativa lo spettro semantico di questo concetto, ponendo in evidenza le differenze che intercorrono tra la filosofia della religione propriamente detta e le discipline affini, quali sono da un lato le “scienze delle religioni” (storia, antropologia, etnologia, psicologia, sociologia delle religioni e via discorrendo) e dall’altro la teologia in tutte le sue espressioni.
La Filosofia della religione differisce da esse nella misura in cui, a differenza delle scienze delle religioni, essa «non considera il proprio tema necessariamente come un “oggetto” di indagine.
Essa non si rivolge cioè alla sfera religiosa applicando un metodo ben definito che le potrebbe consentire di ricondurre quest’ambito entro schemi stabiliti preventivamente; anzi sa che è pregiudiziale e riduttivo considerare i fenomeni del culto e della fede come semplici oggetti, sa che in tal modo va perduto lo spessore vitale di questa dimensione, ed è quindi disposta anzitutto a farsi suggerire dai documenti e dalle testimonianze religiose gli spunti più adeguati per la propria interrogazione su di essi; inoltre, nell’ambito degli studi filosofico-religiosi non ci si accontenta di ciò che appare storicamente, nella sua contingenza o nella sua ricorrente storicità.
Ci si domanda invece che cos’è ciò che a una tale esperienza si manifesta, quali sono i suoi caratteri distintivi, che cosa lo costituisce. E dalla teologia invece differisce in quanto non si fa carico di compiti di natura apologetica, limitandosi a raccogliere «quella domanda sul senso che anima l’atteggiamento religioso articolandone le ragioni al di là della sfera a cui si limitano le sue giustificazioni»; vale a dire, essa «non fornisce buone ragioni né per credere né per non credere. Essa piuttosto parla di Dio solo in maniera indiretta, passando cioè per il tramite di un’analisi dell’ambito religioso», vale a dire una analisi rigorosa della dimensione religiosa nel complesso.

Bibliografia

E. Kant, Lezioni di filosofia della religione, C. Esposito, ed., Napoli 1988
M.M. Olivetti, «Filosofia della religione», in La filosofia. Le filosofie speciali, Torino 1995
Id., Filosofia della religione come problema storico, Padova 1994

prof. Massimo Girondino